ERINA YASHIMA Assistente del Direttore Yannick Nézet-Séguin
– September 2019 –
La giovane Direttrice diventa assistente del Direttore Musicale della Philadelphia Orchestra, Yannick Nézet-Séguin. Inoltre, dirige la Philadelphia Orchestra in occasione di concerti speciali.
ERINA YASHIMA DIRIGE “LE NOZZE DI FIGARO” A RAVENNA
– 22 Febbraio 2019 –
Le nozze di Figaro, la prima delle tre opere italiane del compositore W.A. Mozart su testo dapontiano, sarà sul palcoscenico del Teatro Alighieri venerdì 22 e domenica 24 febbraio. L’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini in quest’occasione sarà diretta da Erina Yashima, che ha partecipato alla prima edizione della Riccardo Muti Italian Opera Academy. Vincitrice del concorso Georg Solti per assistente direttore di Riccardo Muti a Chicago, Yashima torna all’Alighieri dove ha già diretto la Cenerentola di Rossini nella Stagione 2016/17 e dopo il debutto a Salisburgo nella stessa estate.


Photo1 © Silvia Lelli – Photo2 © Todd Rosenberg
PROLUNGATA DI UN ANNO L’OPPORTUNITA’ PER LA GIOVANE DIRETTRICE D’ORCHESTRA ERINA YASHIMA DI ESSERE ASSISTENTE DIRETTORE DI RICCARDO MUTI A CHICAGO
– 2 Aprile 2018 –
CHICAGO – Il direttore musicale Riccardo Muti e la Chicago Symphony Orchestra Association (CSOA) hanno annunciato l’estensione per Erina Yashima dell’apprendistato “Sir George Solti” fino alla stagione 2018/2019. Yashima era stata nominata per questo ruolo nel 2015 per due anni che coprivano le stagioni 2016/2017 e 2017/2018.
Come riconoscimento dei suoi risultati durante le due passate stagioni, Muti e la CSOA hanno deciso di prolungare il ruolo di Yashima. Yashima è la terza vincitrice assistente del Sir George Solti, una posizione che Riccardo Muti ha aiutato a istituire all’inizio del suo incarico come direttore musicale. La posizione è stata creata in parte come riconoscimento dell’illustre tradizione della CSO nel preparare giovani musicisti ed era precedentemente spettata a Sean Kubota (2011-2013) e Matthew Aucoin (2013-2015). L’apprendistato internazionale Sir George Solti è un programma del Negaunee Music Institute presso la CSO.
“Rispetto e apprezzo Ms. Yashima”, ha detto Riccardo Muti. “Dimostra grande dedizione al suo ruolo di Assistente Direttore e ha un grande talento che condivide con i nostri giovani musicisti della Civic Orchestra. Sono contento che continuerà con noi per la prossima stagione”.
“Il ruolo di Assistente Direttore ha avuto un notevole impatto nella mia vita sia come musicista che come persona”, ha constatato Erina Yashima. “L’opportunità di imparare da uno dei più grandi direttori come il Maestro Muti e i musicisti della Chicago Symphony Orchestra e di collaborare con la Civic Orchestra di Chicago negli ultimi due anni è stata un’esperienza significativa che porterò con me per tutta la mia vita nella musica. Non vedo l’ora di continuare il mio lavoro in questo stimolante ambiente e spero di poter restituire al mondo della musica ciò che questi musicisti incredibili hanno condiviso con me durante il mio periodo in questo ruolo.”
Scopri di più su: www.riccardomuti.com
ERINA YASHIMA DIRIGE “DER SCHAUSPIELDIREKTOR” A SALISBURGO
Erina Yashima, dopo La Cenerentola al Teatro Alighieri di Ravenna, salirà sul podio di una nuova produzione del prestigioso Festival di Salisburgo.
Dal 28 luglio 2017 andrà in scena Der Schauspieldirektor, l’opera in tedesco destinata a un giovane pubblico e basata sull’arrangiamento delle musiche di Wolfgang A. Mozart e Antonio Salieri.
ERINA YASHIMA DIRIGE “LA CENERENTOLA”
Erina Yashima, che ha partecipato alla prima edizione della Riccardo Muti Italian Opera Academy (2015), è stata scelta per dirigere La cenerentola di Gioachino Rossini, coprodotta da Teatro del Giglio di Lucca, Teatro Alighieri di Ravenna e Teatro Municipale di Piacenza per la stagione operistica 2017/2018.
Con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini (fondatore Riccardo Muti).


Photo © Silvia Lelli
HOSSEIN PISHKAR DIRIGE “RIGOLETTO”
– 13 ottobre 2018 –
Hossein Pishkar, che ha partecipato alla terza edizione della Riccardo Muti Italian Opera Academy (2017), è stato scelto per dirigere “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, in occasione della Trilogia d’autunno 2018, la maratona lirica di Ravenna Festival che alternerà tre titoli – Nabucco, Rigoletto, Otello – sul palcoscenico del Teatro Alighieri, dal 23 novembre al 2 dicembre 2018.
Con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini (fondatore Riccardo Muti).
HOSSEIN PISHKAR VINCITORE DELL’ INTERNATIONAL DEUTSCHER DIRIGENTENPREIS A COLONIA
– 2 ottobre 2017 –
Il giovane direttore iraniano Hossein Pishkar, subito dopo aver partecipato alla terza edizione della Riccardo Muti Italian Opera Academy su “Aida” di Giuseppe Verdi (settembre 2017), ha vinto il primo premio dell’International Deutscher Dirigentenpreis.
Il Premio, che ha debuttato a Colonia (Germania) dal 22 al 29 settembre 2017, è una competizione internazionale per giovani direttori organizzata attraverso la partnership tra il Consiglio della Musica Tedesca (Deutscher Musikrat), le orchestre di Kölner Philharmonie, Oper Köln, Gürzenich-Orchester Köln e la WDR Sinfonieorchester.

Photo © Silvia Lelli
– maggio 2018 –
La “Riccardo Muti Italian Opera Academy” – il progetto di Riccardo Muti per l’insegnamento e la divulgazione dell’opera italiana nato in Italia nel 2015 – si svolgerà anche a Tokyo nel marzo 2019.
Tutte le informazioni sulle modalità di iscrizione e partecipazione sono disponibili sul sito dello Spring Festival – una delle più importanti organizzazioni musicali giapponesi – che ospiterà l’Italian Opera Academy.
Il titolo d’opera su cui Riccardo Muti ha scelto di lavorare durante questa Academy è il Rigoletto.
Estratti dalla rassegna stampa 2018
Muti’s Magic di John Von Rhein, Opera News – Aprile 2019
A lezione da Muti di Stefania Battistini , TG1 – 24 luglio 2018
A Ravenne, Riccardo Muti aux sources de Verdi di Marie-Aude Roux, Le Monde – 26 luglio 2018
A lezione di verità con Verdi e Muti di Carla Moreni, Il Sole 24 ORE – 29 luglio 2018
Im Kampf fur den Komponisten di Von Peter Krause, concerti magazine – settembre 2018
Riccardo Muti und Verdis Schicksalskreise di Manuel Brug, DIE WELT – 22 luglio 2018
Ein grandioser Lehrer di Kirsten Liese, ORPHEUS magazine – settembre/ottobre 2018
“Lezioni di podio ecco i miei segreti” di Donatella Longobardi, IL MATTINO – 26 luglio 2018
A lezione da Muti di Enrico Gatta, QN – 20 luglio 2018
Estratti dalla rassegna stampa 2017
Muti insegna il made in Italy della musica di Carla Moreni, Il Sole 24 ORE – 9 settembre 2017
Training the next generation: Muti’s Academy di George Loomis, Opera Magazine – Dicembre 2017
“Verdi ist der Musiker meines Lebens” di Hans Jorg Jans, nmz Magazine – Novembre 2017
Quando Muti insegna l’Aida “Verdi va suonato con pudore” La Stampa – 11 settembre 2017
Muti & Verdi, lezioni di genio QN – 8 settembre 2017
La bottega dove Muti crea i nuovi maestri il Giornale – 4 settembre 2017
Il giovane direttore taiwanese Su-Han Yang, che ha partecipato alla Riccardo Muti Italian Opera Academy su “Falstaff” di Giuseppe Verdi (2015), ha vinto il primo premio della Grzegorz Fitelberg International Competition for Conductors (decima edizione), che si è svolta a Katowice in Polonia dal 17 al 26 novembre 2017.
Il 24 novembre 2017 la giuria ha infatti deciso di assegnare al giovane direttore tale riconoscimento, istituito dal Ministero della Cultura e del Patrimonio nazionale polacco.

Photo © Silvia Lelli
Vladimir Ovodok, che ha partecipato alla prima edizione della Riccardo Muti Italian Opera Academy (2015), dirigerà Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni, Pagliacci di Ruggero Leoncavallo e Tosca di Giacomo Puccini al Teatro Alighieri di Ravenna per la “Trilogia d’autunno” di Ravenna Festival, dal 17 al 26 novembre 2017.
Con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini (fondatore Riccardo Muti).

Photo © Silvia Lelli
Protetta dietro ai silenzi bizantini di Ravenna, al terzo anno di attività e incentrata sull’Aida di Verdi, l’Italian Opera Academy di Riccardo Muti si presenta con un duplice profilo: da un lato, è luogo eletto di alta formazione per i giovani direttori d’orchestra di domani, dall’altro è un progetto-pilota, interamente sostenuto dal mecenatismo privato, mirato alla promozione autentica dell’opera italiana, esemplare made in Italy, vincente nel mondo.
Incontrastata, da oltre quattro secoli. Forte di un successo che conquista nuovi appassionati, dai Paesi Arabi all’Oriente. Non è un caso se l’Italian Opera Academy, con la direzione generale di Domenico Muti, figlio del Maestro, dopo la tappa l’anno scorso in Corea, sia già prenotata per l’anno prossimo a Tokyo.
Ma se è così bene in salute, florida e appetitosa, perché l’opera italiana ha bisogno di nuove cure? Perché oltre seicento diplomati, con curriculum ragguardevole, da tutto il mondo, Australia compresa, hanno fatto domanda per essere ammessi alla scuola di Muti, sostenuta da mecenati privati (fra cui, Barilla, The Shillmann Foundation, Cmc Ravenna, Coop Alleanza 3.0 e Fbs, e molti “friends” da Italia, Usa, Corea del Sud, Giappone e Francia)? Anziché girare la domanda al Maestro, siamo andati sul posto. E in una fitta due giorni, sui quattordici di corso intensivo, da mattina a sera, al Teatro Alighieri, sono uscite tante risposte. Tante riflessioni, che riguardano sì la bellezza assoluta del nostro patrimonio musicale, ma ancor più la differenza clamorosa nei risultati, quando lo si interpreti con fedeltà e competenza, e quando lo si consegni alla banale routine. Tra tagli, aggiunte e aggiustamenti. «Si usa suonare così, lo avete sempre sentito cantare così», si accende Muti. «Guardiamo invece la partitura: non c’è scritto. E il povero Peppino, questo disgraziato, ha scritto tutto quello che voleva!».
Peppino naturalmente è Verdi. Il Maestro si erge a suo paladino, con energia instancabile, idee chiarissime. Esattamente quelle delle battaglie e conquiste degli anni della Scala. Intorno a lui, sul palcoscenico, ci sono i suoi musicisti dell’Orchestra Giovanile Cherubini, fondata quattordici anni fa, e col pregio di una spiccata personalità: fatta di scuola, certo; non di improvvisazione. A fronteggiarli, schierati a destra e a sinistra, di qui stanno i cantanti, di là i direttori, che a turno si alternano sul podio. Sono in cinque, e vengono da Austria (Katharina Wincor, 22 anni, la più giovane, unica donna), Italia, Svizzera, Iran e Finlandia (Kaapo Ijas, il più formato). Sui leggii Aida, che in forma antologica verrà eseguita domani, in prova generale, e poi martedì, diretta da Muti; per concludersi giovedì prossimo in un concerto di gala, interamente affidato agli allievi dell’Italian Opera Academy.
Assodati il rigore di analisi e la fedeltà al segno, tratti fondanti dell’estetica del Maestro, alle sue lezioni si imparano molte altre cose. E colpisce che, pur attraverso parole sempre rigorosamente attinenti la musica (pratiche, concrete, impregnate di questo linguaggio) i loro riverberi vadano a spaziare oltre, raccontando il teatro della scena, ma insieme il teatro della vita. Il ruolo del direttore, ad esempio, centrale in questi corsi, viene costruito con una serie di infinite preziose indicazioni, che si potrebbero pari pari trasporre dal podio a un qualsiasi altro ruolo di comando. «Stai rilasciato. Guardali. Abbi fiducia in loro. Sono loro che ti salvano. Usa poche parole. Non perdere la loro attenzione». Ecco alcuni dei precetti. E poi: «Sono estremamente sensibili al tuo gesto». Perciò con estrema pignoleria viene mostrata la tecnica, di bacchetta, di mano sinistra, di braccia. E come cambia il suono, già nell’attacco, poi nell’assieme. «Siate semplici», è il motto di Muti. Ma questa semplicità è palesemente il frutto distillato di uno studio infinito.
Altro che la faciloneria della vulgata diffusa, che vuole il direttore d’opera italiana intento solo ad arronzare e far quadrare i conti. La partitura diventa un abisso, dove immergersi sempre più a fondo. Dove gli aggiustamenti sono impropri, perché questa meravigliosa nostra invenzione è non solo gioco di squadra, ma di interrelazioni esatte. Scolpite con la precisione di un architetto. Dove orchestra e cantanti dialogano in costanti rimandi. Così accanto alla sfavillante bellezza delle oasi melodiche, esce con graffio moderno il nuovo teatro quasi di prosa che l’ultimo Verdi perseguiva: quando chiedeva di «servire il poeta, prima del musicista». Tornando cioè alla lingua generatrice. La nostra. Ecco perché quell’“Italian”, messo in testa a Opera Academy: per ribadire forte una centralità. Una cultura, da cui partire.
Carla Moreni, Il Sole 24 Ore, 9 settembre 2017